Per questo scriviamo pensando a quanti, nonostante gli ondivaghi venti divorzisti caldeggiati dalla stampa, crede ancora che al centro degli interessi di ogni cittadino votante debba esserci il contenuto politico e programmatico. Ciò perché, nonostante i proclami d'Impero, nonostante i comunicati della Corte berlusconiana, la crisi economica stritola ed attanaglia ancora, l'Abruzzo versa ancora in invereconde condizioni, venti preoccupanti di xenofobia spirano lungo lo Stivale ed i provvedimenti governativi non sembrano direzionati verso convincenti risoluzioni. Ma andiamo con ordine.
Luiss Democratica esprime solidarietà alla popolazione colpita tragicamente dai recenti episodi sismici. Sentito e profondo è il nostro cordoglio per le numerose vittime abruzzesi: in questo momento ci sentiamo vicini ai loro parenti ed amici, auspicando una rapida ed efficace risoluzione di tutte le complicazioni legate ai postumi del terremoto.
L'Abruzzo è una magnifica e forte terra, così come i suoi abitanti: sapranno trovare il coraggio per lenire le profonde ferite di questi giorni.
Candidarsi è sempre scelta di parte, scelta di posizione. E' la presa di coscienza e consapevolezza del proprio satre nel consesso civile, nella comunità sociale con un proprio ruolo ed una propria identità culturale.
Per questi motivi non è agile compito imboccare tale via. Ma la sua selezione è ancor più rafforzata e consolidata dalla condizione di giovani, ancora dotati di passione ed entusiasmo inscalfiti. Ecco perchè abbiamo deciso di candidarci alle Elezioni primarie dei Giovani Demmocratici: perchè crediamo che solo dal rinnovato impegno delle fresche e vigorose forze intellettuali delle nostre generazioni è possibile censire le migliori condizioni per il rilancio del Paese. Stritolata e soffocata dall'arrembante crisi dell'economia, inginocchiata da anni di attendismo ed immobilismo istituzionale, resa asfittica dalla cronica assenza della sua maggiore risorsa dallo scenario politico: i suoi giovani.

Ilias Vigliotti
Marco Cappa
Valeria Marino
Zaira Luisi
Mario Rendine
Hamburger, patatine e coca cola. Fiumi di coca cola. E poi litri di caffè diluito ed imbevibile. Ciambelle alla homer, pollo fritto e muffin.
Stelle e strisce ovunque. Le vedi inerpicarsi sulle vestigia romane, le colonne del Tempio di Adriano. Le percepisci proiettate e riflesse negli occhi degli astanti, dei passanti. Dei tanti ragazzi, giovani ed imberbi volontari della politica, quella vera. Ci sono gli studenti erasmus, sicuri e disinvolti come novelli anfitrioni. Ci sono gli under 30, felici gioiosi e coinvolgenti, sempre numerosi. Ci sono i giornalisti, onnipresenti censori dei quotidiani accadimenti. Ci sono infine i politici, quelli democratici, tesi ed impegnati, ma non troppo, da questo voto così vicino ed insieme così lontano. E'la notte romana per Obama. La festa organizzata dal partito democratico per seguire in diretta lo spoglio americano.
L'atmosfera è amichevole, sincera, garbata. Molti sorrisi e pacche sulle spalle. E tante spille all'occhiello. Tutti sembrano possedere un amuleto, un oggetto ieratico, portafortuna. Tutti paiono persuasi delle possibilità e probabilità del responso elettorale: ma la cautela non è mai troppa. E allora meglio gli scongiuri, meglio italianizzare veracemente e squisitamente questa attesa. C'è chi tenta l'pproccio con il gentil sesso, degnamente ed egregiamente rappresentato in sala, chi, inguaribile goliarda, intrattiene gli amici con gag ed insulti bonari. Tutti, comunque, sembrano uniti da una speranza, da un'epifania: quella della svolta risolutrice, della trasformazione definitiva. Reale o immaginaria essa c'è. si percepisce.
Quando i primi exit-poll dipingono plumbei scenari, però, accade ciò che non ti aspetti. Ohio sembra andato. La Florida intende seguirlo. Ed il pubblico del tempio sembra sbandare, Qualcuno si perde in conti numerici inseguibili. Altri si concentrano. Altri ancora vanno via: quando si fiuta aria pesante., del resto, in Italia siamo abituati a far così.
Ma la notte è lunga, le sorprese del fato inpremonibili. Ed ecco la ripresa, la rivalsa dei numeri. L'Ohio e la Florida, la Pensilvenia e la California. L'america si tinge di blu. Il blu degli occhi dell'amica Roberta, dello sfondo dietro le stelle U.S.A., del mare, l'infinito Oceano che ci separa da lì.
Parla Veltroni, ed allora la partita è chiusa. Restano pochi fedelissimi, gli echi della vespiana Porta a Porta, le sigarette una dietro l'altra di Franco e Francesco, le parole, sempre sincere e spassevoli del granitico Cappa, la grinta di Casu, il carisma e la leadership di Lucianone Nobili.
Per il resto c'è solo Obama, protagonista inconsapevole di dolci serate romane e dei sogni di molti, tanti, tutti. Si va via con l'ultimo bicchierone di caffè lunghissimo in mano e con l'agrodolce sapore di una strana vittoria. La vittoria di troppi, forse, una vittoria senza nemico. Tutti con Obama sembrava il dato emergente dalle cronache, e non è semplice sentirsi a proprio agio.
Ed allora non ci resta che girarci, ispirati ma mai melanconici, verso quel tempio di politica che ci ha ospitati nella notte di Obama. Che si sa, sarà anche democratico, sarà anche nero, sarà giovane ed entusiasmante. Ma è anche americano, lontano troppi troppi chilometri da questa Italia grgia e berlusconiana. Anyway, thank you Mr President, and good luck. Il 4 notturno è arrivato, tutti a casa e Sogni d'oro.
G.I.V.
di Pellegrino Iammarino
Le primarie democratiche hanno sancito la vittoria di Barack Obama che si è aggiudicato la nomination per
Qualcuno la chiama, storicamente, linea del Piave. Qualcun'altro, molto più crudamente, la identifica come l'ultima chance. Ma, da qualsivoglia punto di vista la si guardi, la sfida elettorale romana del 27 e 28 aprile possiede in sé una valenza peculiare.
E questo non solo per le legittime mire dei due schieramenti duellanti in singolar tenzone. Ma anche, anzi sopratutto, per il destino ed il futuro della capitale d'Italia. Per il domani della più splendida e controversa delle realtà comunali e civiche del nostro Paese.
Ecco, per dirla senza sofismi e arzigogolamenti lessicali, noi voteremo per Rutelli. E crediamo che il suo successo, la sua vittoria debba stare a cuore a tutti i romani, o meglio a tutti gli italiani che hanno a cuore il destino dell'Urbe. Ed eccone i motivi.
Qualcuno reputa opportuno e gradevole utilizzare terminologia offensiva ed infamante per appellare l'avversario politico (è successo al Presidente del Consiglio in pectore). A noi queste dispute non interessano. A noi non afferiscono i toni deplorevoli ed esecrabili di chi tramuta l'agone politico-elettorale in volgare scontro virile di terz'ordine. A noi piacciono i contenuti, la sostanza, i programmi ed, ancor di più, le idee.
Sappiamo perfettamente che sul conto di Francesco Rutelli, come persona più che politico, è stato detto di tutto. E'stato gettato veleno. E' stata artefatta menzogna e costruita falsità. E 'stato inventato tanto. Ma le spudorate fandonie lasciano il tempo che trovano dinanzi all'esperienza che abbiamo avuto modo di vivere in concomitanza con tutti i ragazzi del suo staff. E che vorremmo poter condividere con i lettori.
Abbiamo avuto la fortuna di collaborare con le giovani promesse, ed i sicuri talenti dei ragazzi della lista Under 30. Un progetto sincero ed audace, come ce ne sono pochi. Una manciata di organizzatori, una sfilza autorevole di candidati, schierati come imberbi leve, per due settimane ed oltre, in giro per le strade della capitale. Portando il loro messaggio delicato, composto quanto ardito e rivoluzionario: fare della politica l'arte della freschezza e della vitalità giovanile. Almeno a Roma, al comune e nei municipi. Questo è stato possibile. E lo è stato grazie a persone come Luciano Nobili, ad esempio, il coordinatore politico, un vulcano di idee propositive e di geniali iniziative. Ma sopratutto un amico, un ragazzo dalla gioia e dalla vitalità invidiabili. Ma come lui potrei citarne tanti altri. Tutti animati dalla sola fervente e vivida fiamma della passione politica. Niente trucchi, niente giochi di potere, niente interessi personali. Noi questi ragazzi li abbiamo conosciuti e li abbiamo apprezzati per la loro spontanea naturalezza, per il loro candido pudore di amanti della loro città.
Una dedizione simile è stata animata da Francesco Rutelli, candidato dal carisma misurato e correttamente calibrato. Senza di lui questo movimento non saqrebbe stato concepibile, unico precedente in una classe politica gerontocratica ed autoreferenziale. Per questo, per lui e per tutti i ragazzi under 30. Per Luciano e tutti i giovani della lista. Per una nuova Roma aperta e plurale, tollerante e moderna, noi affermiamo, senza reticenze, che esistono 30 ed oltre motivi per votare Francesco Rutelli...
G.I.V.

di Andrea Moramarco
Le consultazioni elettorali che si sono appena svolte hanno avuto un esito netto, chiaro e purtroppo drammaticamente sconcertante. Infatti il PDL ha ottenuto un grande risultato sia alla Camera sia al Senato, dove non c’è stato il tanto atteso pareggio con il PD.
Tuttavia, il dato che fa più riflettere non è tanto la vittoria del partito di Berlusconi (che ha di poco aumentato i consensi che FI e AN avevano ottenuto nelle precedenti elezioni del 2006), quanto piuttosto la cancellazione della Sinistra Arcobaleno e il corrispondente ampliamento della Lega Nord.
Siamo senza dubbio di fronte ad un avvenimento storico: per la prima volta in Italia nessun partito di sinistra siederà al Parlamento. E pensare che l’Italia, ai tempi della guerra fredda, ha avuto il più grosso e importante Partito Comunista dei paesi del blocco occidentale!
Il misero 3,08% che Bertinotti e gli altri hanno raccolto alla Camera si commenta da solo. Forse un ridimensionamento di questa coalizione era previsto anche dagli stessi protagonisti, ma nessuno immaginava questo epilogo.
La colpa di questa disfatta è innanzi tutto dei leader di Rifondazione, Verdi, Pdci, Sinistra Democratica, che non hanno saputo leggere quali effettivamente erano le aspettative dei loro elettori, quali erano i bisogni da soddisfare e le prerogative da realizzare. Bertinotti ha condotto una campagna elettorale molto poco coinvolgente, basata soprattutto su accuse fatte a Veltroni e sulla presunzione di essere l’unica vera opposizione al binomio PD-PDL.
Personalmente credo che sia importante per un elettore sapere che il partito o la coalizione che vota sia in grado di esprimere e di tradurre concrretamente ciò che professa. Un partito che non ha aspirazione governativa ma volutamente si dichiara partito d’opposizione, non poteva che fare questa fine. E di questo purtroppo nessuno può essere contento, perché la cancellazione della sinistra è un danno per la nostra democrazia. Speriamo che questa assenza sia solo temporanea, e che ci sia un ricambio ai vertici di tali partiti affinchè si possano gettare le basi per una nuova e influente sinistra italiana. Ma adesso è troppo presto per dirlo.
L’eliminazione della Sinistra Arcobaleno coincide poi con lo straordinario successo della Lega Nord che è divenuto il 3° partito del paese. Bossi e i leghisti hanno ottenuto l’8,3% nazionale con punte di più del 20% in Lombardia e in Veneto. Senza dubbio questo partito ha saputo attrare il malcontento di tantissima gente del nord-Italia che, stanca forse dell’inconcludenza dei partiti tradizionali, ha voluto premiare una partito territoriale. Il timore è che questo nuovo governo sia ostaggio delle richieste che la Lega, forte del suo risultato, potrebbe avanzare.
Infine il PD e Veltroni. Forse credevano di fare miracoli correndo da soli (o meglio con Di Pietro e Radicali), e negli ultimi giorni hanno davvero fatto credere che il sorpasso poteva avvenire. Purtroppo per tutti il verdetto elettorale parla chiaro. Il 33% è un buon risultato sì, ma non quello che ci si aspettava prima del voto. E’ sostanzialmente la somma dei voti tra Ds e Margherita, con in più metà dei voti della vecchia sinistra. La speranza è che adesso il PD possa essere un partito valido, con forti ambizioni governative, ma che ora sappia fare una leale e forte opposizione cercando magari di rappresentare anche tutti coloro che sono rimasti fuori dal Parlamento.
(ANSA) - ROMA, 29 MAR - 'Ieri sera mentre rientravano alla sede del comitato elettorale alcuni promotori della lista Under 30 per Rutelli, tra cui due esponenti dell'associazione Luiss Democratica, sono stati aggrediti da un gruppo di individui che dopo averli spintonati e insultati hanno strappato il loro materiale elettorale'. Lo afferma il coordinatore della lista Under 30, Luciano Nobili. 'Purtroppo negli ultimi giorni - ha aggiunto - stiamo assistendo ad un escalation di intolleranza che dopo averci visto protagonisti di contestazioni verbali stanotte e' sfociata in una vera e propria aggressione. Questo clima violento danneggia una campagna elettorale che noi giovani stiamo vivendo come un'occasione di confronto e di dialogo lontano da estremismi e violenza'. Secondo Cappa 'episodi come quello di stanotte al di la' della paura e di qualche livido, ci spronano a continuare la nostra campagna contro una citta' dell'intolleranza e delle divisioni'.
'L'aggressione subita dai ragazzi della Lista Under 30 e' un episodio di stupida intollerabile violenza che preoccupa'. Lo afferma il candidato sindaco per il centrosinistra Francesco Rutelli, a proposito di quanto avvenuto ieri a Testaccio. 'Abbiamo espresso e confermiamo una condanna fermissima per tutti gli episodi che hanno visto danneggiati o colpiti sedi e gazebi di candidati del centro, della destra e del centrodestra - aggiunge - ribadisco che Roma e' e continuera' ad essere una citta' di dialogo e di libera espressione del pensiero e delle opinioni di ognuno. Proprio per questo, episodi indegni come quelli avvenuti ieri nei confronti dei chioschi di Ileana Argentin e le violenze subite dai giovani under 30 vanno denunciati con forza. Insulti ed aggressioni - conclude - sno estranei alla cultura autentica e profonda della nostra città e dei romani'.
LUISS DEMOCRATICA
invita a votare
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il 13 e 14 aprile alle elezioni amministrative a Roma
Trova il tuo candidato al Comune ed al Municipio su www.under30.org
Guarda il video spot della lista cliccando sull'indirizzo in basso
di Gennaro Ilias Vigliotti
Genera sgomento la notizia riguardo l'esito del recente concorso pubblico per l'accesso alla magistratura. Più del 40% del posti disponibili non sarebbero stati assegnati perchè i candidati non presentavano requisiti tecnici ed ortografici adeguati. In pratica, gli aspiranti giudici hanno compiuto gravi errori nella stesura del compito scritto. E non stiamo parlando di veniali refusi generati dalla distrazione. Ma di madornali incongruenze logico-sintattiche, di aridità lessicale diffusa e di conseguente caoticità degli scritti redatti. E'un fatto dalla inuadita problematicità.
I quesiti che sorgono sono essenzialmente tre.
1. La formulazione scritta è il supporto precipuo e primario dell'operatore giuridico: in particolar modo per i magistrati. I giudici devono interpretare essenzialmente testi scritti, dove individuare fattispecie di diritto, ricollegare discipline normative di riferimento, argomentando le scelte operate. Il P.M. possiede la facoltà (ed a volte è prescritto l'obbligo) di utilizzare la forma scritta per documenti, richieste e memorie. E' intuitivo, dunque, lo sconquasso che può generare un magistrato che non sappia scrivere.
2. Il secondo argomento deriva dal primo. Ed è quello che suscita più turbamento. Se non si è in grado di elaborare un periodare correto ed ineccepibile, coerente e comprensibile, come si pretende di aspirare, anche solo lontanamente, ad esercitare la delicatissima ed essenziale funzione di magistrato? Date le premesse di cui sopra, come si reputa conciliabile l'inabilità redazionale con il successo professionale?
3. Le università italiane non preparano i magistrati del futuro. Non selezionano i talenti. Non differenziano le competenze. Il modello dell'esame orale, prolungato e di intenzione dottrinale è smaccatamente fallito. L'esito del concorso ne è la icastica "sentenza".
Le carenze riscontrate derivano, presumibilmente, da un sostanziale ridimensionamento della figura del magistrato. Frutto di inquietanti ricostruzioni televisive e politiche. Da un lato, infatti, la tv lo fa apparire come un indaffarato investigatore alla Perry Meson, molto concreto, pragmatico, ma più intuitivo che preparato. Insomma, alla portata di tutti. Dall'altra la nostra sventurata classe politica li tratteggia a volte come provilegiati detentori di un potere utilizzato sempre in maniera deviata e personalistica. Altre volte come sant'uomini divinizzati, idoli venerati per la costituzione dell'unico baluardo civile della società moderna.
Infine, c'è l'opinione della comunità in generale. Quella che si allinea al "sentito dire", all'idea massificata del qualunquismo e del pressapochismo. Ecco, allora, il magistrato come una personalità indiscutibilmente influente, prestigiosa, benestante, altolocata, dotata di invidiabile blasone. Tutte componenti inifluenti ed irrilevanti rispetto alla funzione svolta effettivamente.
La nostra posizione in materia è e sarà sempre irremovibile, tassativa, categorica e perentoria: il magistrato svolge una mansione di prim'ordine, complessa, difficile e sopratutto totalizzante. Richede, cioè, una propensione, una dedizione, una abnegazione fuori dal comune. Per questo non ci aggradano, ora come in passato, le tante toghe prestate alla politica, di destra e di sinistra. Ma questa, si sa è questione di preferenze, di stile. E non tutti ne sono fregiati.
Di sicuro è plumbeo e cupo il futuro dei nostri tribunali. Quando risuoneranno sconfortanti, in aula, gli "a me mi" ed i "ma però" degli impreparati, analfabeti giudici del futuro.
E così è caduto anche il Governo Prodi. Cala il sipario sulla XV messinscena della politica italiana. Attori e comparse, amici e nemici, si sono sfidati stamane nell'ultima singolar tenzone. Ultima solo per intenderci. In pochi scommettono, infatti, che i personaggii che fino ad oggi hanno riempito i "pastoni" politici non ritorino. Quasi per nemesi storica.
Finisce con oggi la parabola di Prodi il Temerario, durata 20 mesi. Certamente non il miglior premier della storia italiana. Sicuramente quello più testardo, più ardito, audace e coraggoso. A posteriori, sembra impensabile essere a capo, in maniera, certo, altalenante e ondivaga, ad una coalizione di fattura simile a quella dell'Unione. Molto più che eterogenea. Molto meno che coerente e pacifica. Una fazione, quella di centrosinistra, che alla fine ha letteralmente girato le spalle al suo leader. Gl ha procacciato, nei fatti, un biglietto di sola andata (forse) per il Quirinale.
Prodi ci mancherà. Per la sua indomita smania e bramosia di risolvere e disporre. Di condurre e guidare. In una parola, di governare. Non ci mancherà per i suoi intrinseci limiti di gestione dell'affaire Mastella. Finendo succube e vittima di un soggetto che di non disonesto, di porbo e di corretto, forse, ha solo la tinta dei capelli. Non ci mancherà, del resto, neanche per la sua scelta dei Ministri (troppi e rissosi) e dei sottosegretari (troppi ed inutili, superflui).
Di sicuro non ci mancheranno Mastella e Dini. Anche perchè, con alta probabilità, ricompariranno, redivivi, nel prossimo Governo, probabilmente di centrodestra. Immaginiamo sopratutto Clemente, sorridente e giulivo, stringere le mani e sorridere compiaciuto alla sua nomina a Ministro, sotto le egide berlusconiane. Non ci mancherà il suo partito, l'Udeur. Non sappiamo se sia effettivamente un'associazione a delinquere. Ma sicuramente (senza che questo rilevi su di un piano giudiziario, per carità) qualcosa non quadra se il suo capogruppo a Palazzo Madama, per un voto contrario ininfluente, ha sputato su di un collega di partito. In piena aula del Senato.
Addio, dunque, al Governo Prodi. Anche se, tra Ministri-Pulcinella, voti risicati, scandali e tonnellate di rifiuti, non sappiamo più se definirlo tale.
La vicenda giudiziaria che ha da pochi giorni interessato la famiglia Mastella rischia di stravolgere non pochi equilibri nell'Italia politica del 2008. In primis, come è intuibile, a causa delle labili e delicate condizioni di sopravvivenza del Governo Prodi. In secundis perchè, nel mezzogiorno, L'Udeur del Ministro (o ex?) della Giustizia siede, più o meno ovunque, alle massme poltrone amministrative. Una schiera nutrita di assessori regionali, provinciali, sindaci, consiglieri compone le fila dei popolari del Campanile, nel Sud del nostro paese. Senza contare, altresì, che molti degli esponenti del partito stesso sono interessati dalla recente "lenzuolata" di provvedimenti cautelari emessi dalla Procura di S,Maria Capua Vetere. Insomma ci attendono tempi duri, e questo ben lo sanno i politici meridionali del centrosinistra, ed ancor più l'impaurito Mastella.
Tale condizione, politica ed istituzionale nonchè personale ed umana, del Ministro di Ceppaloni non giustifica i toni ed i contenuti del suo intervento accorato e sentito alla Camera dei Deputati. A Mastella va dato atto di un gesto insolito, inusuale e spesso negletto dalla politica italiana: le dimissioni. Ma ciò non basta ad attenuare la gravità delle sue attestazioni.
Mastella ha parlato di un ingegnoso teorema elaborato per incastrare la sua persona, tramite il coinvolgimento giudiziario suo e della sua consorte Sandra Lonardo, presidente del Consiglio regionale campano. Ha parlato, altresì, di accuse infamanti ed offensive, non corroborate da elementi di veridicità. Ha infine accusato una parte della magistratura che "possiede immotivati ed inescusabili pregiudizi nei confronti del potere in genere, ed ancor più rispetto al potere politico", ed additato il Procuratore Capo di S.Maria Capua Vetere, Mariano Maffei, come suo giurato, acerrimo nemico.
Noi crediamo che Mastella sbagli. Crediamo che debba chiedere scusa a tutti i professionisti della magistratura che compiono con specchiata serietà il loro dovere. E seppure è immancabile che vi siano incompetenti o disonesti, un cittadino civile e morigerato che sia coinvolto in una inchiesta giudiziaria, anche rilevante e pesante, deve, con assoluto rispetto del ruolo altrui, accettare che la procedura si svolga, pretendendo legittimamente che sia rapida, trasparente e tecnicasmente corretta. Le accuse ai magistrati sono ancor più inopportune perchè fatte da una soggetto mediaticamente sovraesposto, che rischia di inviare messaggi fuorvanti ed equivoci.
Riservandoci, dunque, di ritornare nel merito della vicenda, diciamo solo che Mastella ha fatto bene. Ha fatto bene a dimettersi. Un Ministro della Giustizia, o ex tale, non parla così.
G.I.V.
Chi non è campano non può capire. Chi non è campano può solo vagamente percepire cosa significhi. Chi non è campano non può comprendere in profundis cosa vuol dire alzarsi al mattino e vedere, intorno a sè, solo rifiuti.
Chi non è mai stato in Campania non può concepire come la crisi odierna sia frutto di un problema poco tecnico, poco istituzionale e molto culturale, comportamentale e politico. Poco tecnico perchè non si ricollega ad una carenza di strumenti, strutture e pianificazioni. Anzi, tutt'altro. Molto culturale perché permea le menti e gli intelletti della gente della Regione. Da Caserta a Salerno, da Benevento ad Avellino fino a Napoli. Senza generalizzare. In Campania non c'è lo spirito, civico e civile, della cura dell'arredo urbano, delle strade cittadine, del verde pubblico. In Campania, dove spesso l'incuria parte dai cuori della gente riversandosi nelle attività criminali di stampo camorristico, non si riesce a guardare oltre il cancello, il portone, le porte delle proprie case. I cittadini della regione Campania, comunque, non sono persone "laide". Spesso, con sommo stupore, ho sentito ricollegare il problema dei rifiuti ad una assoluta mancanza di igiene personale degli abitanti del territorio. E'evidentemente una boutade ineffabile e degna di ignominia.
La vicenda è sicuramente politica. Sebbene il Governatore Bassolino cerchi disperatamente di difendere il suo operato e (primus inter consimiles!!) quello del suo predecessore Rastrelli, il suo atteggimaneto istituzionale nella questione è stato riprovevole. Una assoltua mancanza di strategia decisionista ha contraddistinto gli ultimi 10 anni di gestione dell'affare rifiuti in Campania. La presenza delle losche compagini crimiali è chiaro ed evidente, ed è inutile parlarne. Ogni minimo progetto di recupero è sempre stato affossato dalla politica, dimenticato dalla stessa o follemente osteggiato dalla popolazione. E fa davvero specie sentire di recente il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, dire che le piccole provincie dovrebbero sobbarcarsi il peso della mole immensa di rifiuti di quella partenopea. Ma lo sa , la Iervolino, che se in Campania non ci fosse la provincia di Napoli la vexata questio dell'immondizia non sarebbe mai esistita? Lo sa cosa significa per la verde Irpinia, il poco popolato Sannio, il rigoglioso Cilento avere a che fare con questo oneroso problema? Forse non ne è a conoscenza. Ed il dubbio sorge spontaneo: cara Iervolino, ma Lei è mai stata in Campania?

L’Italia vive un periodo di depressione morale. Un’epoca di crisi, di stasi dello sviluppo etico e sociale della sua comunità. Il Paese è incrinato dalla sfiducia nella politica e, per transitività, nelle istituzioni tutte. Un disagio, questo, che possiede lunghe e solide radici. E che, tragicamente, condanna la nazione ad assistere impassibile al suo lento degrado. Se le istituzioni, macchine e viatici degli interessi condensatisi nel consesso civile, presentano disfunzioni così irreparabilmente gravi, ne risente l’intero assetto dello Stato. Lo si vede, del resto, in ogni estrinsecazione della vita nazionale, in ogni manifestazione, in ogni evento.
Prima i bloggers “vaffanculisti” di Beppe Grillo. Ingabbiati in una schematica retorica del volgare e accomunati da una spiccata propensione per il gusto del trucido e del turpe. I concetti che sviscera il comico genovese, ad onor del vero, sono spesso incentrati su temi seri e problematici: importanti per tutta la cittadinanza italiana. Quello che è da contestare, però, sono i metodi, le maniere, i modi di estrinsecazione della propria posizione (talvolta condivisibile) che oscillano tra lo sbraitare e l’insultare. Qualche tempo fa, ad esempio, si è assistito ad un vero e proprio esercizio di turpiloquio riferito e riservato al fondatore, e storico direttore di “Repubblica”, Eugenio Scalfari. Reo, a quanto pare, di non essere straordinariamente coinvolto ed entusiasta del progetto di Beppe Grillo. Le e-mail ricevute dall’autorevole giornalista, tra l’altro persone mite, compunta ed integerrima, lo apostrofavano spesso con infamanti appellativi, degni di un parcheggiatore abusivo mal rimunerato dopo una sosta. Ecco, la sensazione è che il movimento del “V-day” si comporti troppo secondo le condotte tipiche del settarismo più becero, sullo stile “o con noi o contro di noi”. Tutto questo, a nostro avviso, fa male al Paese.
Le manifestazioni di declino, comunque, non si fermano certo negli esempi riportati. Anzi, forse ne rappresentano una componente ininfluente se paragonata ai gradi di violenza e livore (per fortuna solo verbali) raggiunti da Francesco Storace e dai proseliti del suo nuovo movimento destrofilo, appunto “La Destra”. Il Senatore della Repubblica ha ipotizzato l’invio di stampelle alla sua collega ad vitam Rita Levi Montalcini, scienziata dalla specchiata e rinomata integrità comportamentale, oltreché luminare di altissimo profilo. Ma queste componenti non hanno dissuaso l’ineffabile Storace dal lanciarsi in una filippica dell’orrido, degna di un Cicerone di borgata, culminata nella reprimenda succitata: il tutto perché, effettivamente, il Governo sarebbe ancora in vita solo grazie ai suoi voti a Palazzo Madama. Tesi assolutamente condivisibile ma che risulta surrettiziamente formulata allorquando si appura che la Montalcini, come cittadina insignita del riconoscimento previsto in Costituzione, esercita solo quella che si configura nient’altro come una sua facoltà. Il problema, semmai, è del Governo Prodi: preso atto che la maggioranza “politica” non è più riscontrabile nella Camera “Alta”, dovrebbe lasciare le cinghia e dimettersi. A qual fine, dunque, lo sfogo stomachevole e brado di Storace? Auspicherei la risposta da molti sostenitori del leader ex missino, essendo non esigui di numero i suoi accoliti nella nostra università.
Ma nel plumbeo grigio del malcostume della nostra politica, qualche debole e timido segnale di schiarita si intravede. Il segretario nazionale del Partito Democratico, Walter Veltroni, ha appena concluso un giro di consultazioni con tutti gli esponenti di spicco dell’opposizione di centrodestra, per discutere sui temi di rilievo nazionale, dalle riforme istituzionali alla legge elettorale. Il dato che se ne ricava, a prescindere dagli esiti delle possibili ed augurabili convergenze, è essenzialmente di immagine. Il nostro sistema politico-partitico è stato nella recente epoca caratterizzato da una dura e acre contrapposizione di maniera. Destra e sinistra, in singolar tenzone, su tutte le prime pagine dei giornali e nei titoli di apertura dei TG. Con gli incontri di quest’ultima settimana, quella stagione sembra volgere al termine. Se persino Silvio Berlusconi, campione della demonizzazione vacua ed insensata (come, del resto, molti suoi avversari), riserva parole di stima e di rispetto per Veltroni, suo naturale antagonista, forse è davvero giunto il momento di una svolta. Molto dipenderà, certo, dall’esito delle vicende riguardanti la legge elettorale. Per quanto ci riguarda, l’auspicio è che si superi il bipolarismo, almeno nella sua forma di manifestazione dei recenti anni. E’espressamente fallito, ed ha chiaramente ingabbiato ed irretito la nostra nazione in schemi stridenti con le esigenze di sviluppo e progresso. E se questo significherà cambiare lo scenario geo-politico delle attuali coalizioni, ben venga: se fino ad oggi sono valse a poco rispetto agli obiettivi delle troppe riforme promesse, augurate e tradite, forse, è giunto il momento di scioglierle.
di Gennaro Ilias Vigliotti
Se volessimo idealmente classificare le deleghe ministeriali, sicuramente quelle alla Giustizia sarebbero seconde, per complessità della gestione, solo a quelle all’Economia ed alle Finanze. Questo perché il Guardasigilli svolge due ordini essenziali di attività, interconnesse ed interdipendenti. In primis, formula le linee guida di organizzazione del sistema giudiziario. In secundis, interviene una tantum per la risoluzione concreta dei casi specifici di intasamento, stasi o di irregolarità del sistema giudiziario stesso. In particolar modo, in questo senso, il Ministro invia suoi funzionari, gli ispettori, a supervisionare l’operato dei magistrati che abbiano dato adito a sospetti rispetto alla legittimità di loro atti, provvedimenti o di ogni azione inerente la disciplina professionale.
In questo secondo ambito, il Ministro Roberto Castelli, leghista del Governo Berlusconi, non aveva generato immani danni. Certo, aveva una visione d’insieme dell’ordinamento giudiziario quantomeno equivoca, fuorviante ed incomprensibile ma, a parte la sua immotivata e pregiudiziale antipatia per i magistrati, in rare occasioni aveva inviato gli ispettori. L’attuale Ministro Clemente Mastella, invece, sembra aver invertito la tendenza. Da subito, ad onor del vero, si è speso, e non poco, per riallineare le divergenze con la classe delle toghe italiane, generate dal suo predecessore. Ma ad ogni levar di scudi della pubblica opinione contro i provvedimenti di giudici e Pubblici Ministeri, formazioni più o meno ampie di ispettori partivano alle volte dei tribunali dei paesini più improbabili. Gli esiti (ammesso che ve ne siano) di molte delle investigazioni avviate in queste occasioni sono tuttora ignoti.
Ma di recente, Mastella ha superato se stesso. Ha inviato i suoi fidi ed inseparabili rappresentanti inquirenti fino a Catanzaro, nel cuore del meridione calabrese, per appurare le modalità operative del PM Luigi De Magistris. Reo, a quanto pare, di adottare metodi investigativi dispendiosi (1 milione e mezzo di euro circa in due anni) e, a suo dire, “insoliti”. Fin qui, nulla questio. Il problema è che Mastella, rivogendosi al competente Csm, né ha chiesto l’immediato trasferimento cautelare in altra sede, senza nemmeno aspettare la conclusione puntuale e specifica dell’attività ispettiva. Fatto, questo, che ha davvero dell”insolito”. De Magistris, infatti, è da tempo al lavoro per “sollevare i coperchi di quelle pentole borbottanti – scrive Giuseppe D’Avanzo su Repubblica - dove si incrociano, protetti da una magistratura connivente, spaventata o conformista, gli interessi di istituzioni, amministrazioni, politica, imprenditoria, finanza”. Un sistema che il magistrato ha più volte descritto ed evidenziato, a tinte inquietantemente fosche, nella sua recente inchiesta sulle “toghe lucane”. Ora, se De Magistris si palesa nella sua attività come uno dei residui baluardi della giustizia e della correttezza procedurale, in un meridione cronicamente affetto dalla piaga dell’abuso , della malversazione e della depredazione ai danni della comunità inerme, da dove trae origine questa pressante, impellente, inarrestabile ed irrefrenabile esigenza del Ministro di metterlo sotto controllo? E come mai, nella foga del ricorso, il Ministro ha coinvolto nel procedimento disciplinare addirittura il Procuratore Capo della Procura calabrese, ovvero il superiore di De Magistris, Mariano Lombardi? Senza contare che gli elementi esposti ripetutamente da De Magistris nelle sue analisi procedurali sono state in toto confermate e comprovate da un altro protagonista della scena giudiziaria calabrese: Emilio Sirianni, giudice civile dalla commendevole esperienza. Ebbene, secondo questi, nel 2006, a Vibo Valentia, per fornire un esempio, fu arrestato il presidente del Tribunale civile locale insieme a noti boss della criminalità del luogo. Senza che mai nessuno li avesse denunciati, anche all’interno del sito professionale del magistrato. A Locri, invece, dopo lunghi anni di attività, si è scoperto che esistevano circa 4.200 procedimenti con termini scaduti da anni, su un totale di 5000, e di circa 9000 procedimenti “fantasma”. Sono numeri questi, che qualsiasi persona dotata di un minimo buonsenso, anche non esperta di giuridici sofismi, considererebbe quantomeno allarmanti. Meritevoli, comunque, di interventi mirati. Ma il Ministro cosa fa? Indaga sulle figure istituzionali che dovrebbero intervenire nelle indagini, si preoccupa di fermare chi, invece, andrebbe sostenuto e coadiuvato, come De Magistris. Un eccesso di cautela, di premura, quello di Mastella, che è molto più che incomprensibile, e molto meno che opportuno e coscienzioso.
La reazione dell’ambiente togato è stata, come comprensibile, polemica e fortemente critica. Tutti i professionisti del mestiere, da Gian Carlo Caselli a Caterina Forleo, si sono affrettati a censurare il comportamento del Ministro. Il quale, dal canto suo, glissa, piccato ed infastidito dal generale chiacchiericcio al limite del pubblico processo.
Ora l’arduo compito di risolvere la vertenza è affidato al Csm. Il vicepresidente Nicola Mancino ha già annunciato che la sentenza slitterà sul calendario. Era prevedibile. Il tema è contorto ed incommensurabilmente importante. Soprattutto per quanti, come noi, esigono tanto da tutti quelli che sono preposti alla lotta contro gli inaccettabili soprusi dei potenti, dei Don Rodrigo di turno. L’auspicio è che Mastella sia in buona fede. Che il suo non sia un tentativo di insabbiamento. Sarebbe un evento dalla inaudita gravità.
Negli ultimi giorni molto si è scritto e detto sul tema della sicurezza e della legalità nelle strade delle città italiane. Un tema indubbiamente interessante e rilevante, oggetto dei commenti più disparati e variegati. Un argomento, però, velato spesso da troppe mistificazioni ideologiche ed apriorismi critici di diversa foggia, accomunati dal distorsivo effetto di confusione ed incomprensione. Da una parte gli amministratori: esponenti delle istituzioni per antonomasia e definizione più vicine alle esigenze del quotidiano, hanno invocato un giro di vite forte e netto sulla questione dell’illegalità incontrollata. Lavavetri, mendicanti, vagabondi: tutti affiancati nell’indistinto calderone dei bersagli mediatici. Secondo i sindaci e le loro giunte (o almeno buona parte di queste), rappresentano una sacca di delinquenza ed insicurezza nella vita civica: sono da colpire, dunque, con sanzioni e provvedimenti amministrativi. Dalla parte opposta delle barricate dell’opinione pubblica, invece, ci sono i partiti della sinistra radicale e di alcune associazioni rappresentanti una parte della società civile che non ammette l’attacco contro gli strati deboli della società. Nella vexata quaestio, ad onor del vero, è coinvolta anche una terza campana, una terza fazione. Ma preferiamo, in questa sede, non tenerla nemmeno in conto: è costituita, questa, da tutti i membri dei partiti, delle organizzazioni e delle sette xenofobe, filo-naziste e razziste-integraliste che fanno assurgere l’odio e la guerra contro le etnie al rango di uniche e superflue ragioni d’esistenza e di azione politica.
Il nodo concettuale della legalità e, per connessione e transitività, della sicurezza è sicuramente l’elemento programmatico sul quale si giocheranno il proprio futuro le coalizioni politiche prossime venture. Una parte del centrosinistra lo ha colpevolmente trascurato: esso si riconnette ineluttabilmente ad un malessere di substrato sociale, percepito da molti italiani. I cittadini del Bel Paese sono storditi, frastornati: in una società votata all’individualismo fino all’eccesso, e segnato da drammi e tragedie di inaudita violenza e di inenarrabile ferocia, il lavavetri che tenta quasi di estorcere elemosina viene percepito come una terribile minaccia. Non è fantasia, non sono sogni. A Firenze è successo. E’ succede in molte altre città italiane.
Il presupposto dal quale si dovrebbe partire, quindi, è essenziale e semplice: i sindaci hanno ragione. Il ripristino della legalità nelle strade è un sacrosanto e prioritario obiettivo di una savia, seria e consapevole amministrazione locale. Il cui ruolo, si badi, non si limita ad opere di “indirizzo finanziario”, tramite stanziamenti e fondi, ma anche di controllo pragmatico, effettivo e concreto sul territorio di competenza. Il problema, il rischio, però, è molto alto. E si sostanzia nella paventata possibilità di confusione degli obiettivi strategici dei provvedimenti amministrativi. Un conto, infatti, è multare o emettere foglio di via per il soggetto che versa in una condizione di irregolarità. Un altro è prevedere l’arresto temporaneo o, addirittura, l’avvio di un procedimento in sede penale, con il previsto esito della condanna a pena detentiva. Oltre alle scontate considerazioni di saturità del sistema carcerario italiano, ci sembra una tesi spropositata oltrechè sproporzionata in termini di utilità finalistica, nonché non idonea al rispetto del principio cardine della extrema ratio per lo strumento penale. Per questo motivo, propendiamo per la prima soluzione. Il lavavetri extracomunitario, il vagabondo o il mendicante irregolari vanno allontanati e rimpatriati, oppure, “convertiti” in operatori al servizio della comunità, dietro compenso adeguato. Naturalmente, questa ultima ipotesi è esplicitamente la più augurabile ed auspicabile delle diverse plausibili: ma anche, inevitabilmente, la più difficile nell’applicazione ed introduzione. Del resto, altro atteggiamento non è concepibile. Dove ristagna impunita l’illegalità, anche derubricata ad una dimensione più tenue di irregolarità, si annidano e si affastellano le sacche più grette e reiette della criminalità odiosa e inaccettabile. Le facce degli inermi bambini ai semafori, delle dolci ed affettuose mamme ai crocicchi, dei tristi e compassati uomini agli incroci stradali o sui marciapiedi sono spesso solo la faccia dell’immane e sfacciato ricatto cui siamo soggiogati quotidianamente. Dietro di loro loschi e dissoluti capi clan, privi di ogni scrupolo. E pronti a sfruttare ed utilizzare meschinamente la sofferenza, il dolore e l’indigenza dei malcapitati di turno. L’effetto è duplicemente beffardo: si instilla nella gente delle città insofferenza e malcontento. E si prolunga sine die, per dirla con Schopenhauer, l’agonia terrena dei sofferenti. Per questo, oggi come mai, urge intervenire. Non per combattere “gli altri”, i “diversi”, lo “straniero”. Ma per infondere nuovamente la fiducia e la serenità nei cittadini ed aiutare in profundiis i bisognosi. Opponendosi così al ricatto della sensibilità, della bontà, della carità che va in scena, quotidie, nelle nostre strade.
Sono oramai al crepuscolo le vacanze estive. Mesti tornano alle lavorative attività quasi tutti gli italiani. Compresi, naturalmente, i protagonisti, veri o presunti, dello scenario politico ed istituzionale della nostra nazione. Ricomincia la sfilata e la messinscena.
Apre le danze, immancabile e puntuale, il pirotecnico ministro della Giustizia, Clemente Mastella. C’è la Festa dell’Udeur, a Telese. Ridente paesino del beneventano, meglio conosciuto per le sue salubri terme. Da molti insani malpensanti considerate, addirittura, quasi esaurite. Ma l’abile e poliedrico ministro, leader dalla multiforme versatilità, ogni albore di settembre, riesce a trasformarla in tempio della politica all’italiana. In focolare del dibattito e della retorica da Bar Montecitiorio. Ed eccolo, allora, conversare a braccetto con Berlusconi, leader del centrodestra. Immerso tra le grida deliranti di giubilo dei tanti, troppi sostenitori in immancabile maglia del Milan, Clemente non fa una piega, non si scompone. Rimane, disinvolto e sornione, nei panni dell’Anfitrione, del padrone di casa eclettico ed un po’ammiccante. Quasi come ci fosse sempre un’occasione per rassicurare l’attuale avversario. Quasi a dire: “Non preoccuparti Silvio, per me sei sempre il benvenuto”. Ed, infatti, il Cavaliere replica con altrettanta attenzione ai toni melensi e sdolcinati del suo “rivale ma non troppo”: “Grazie, qui mi sento a casa”. Mancavano, certo, gli occhi a forma di cuoricino e le mani intrecciate. Ma la scena che si è presentata agli sguardi, non tanto discreti, dei giornalisti sembravano quelle di due innamorati nei primi giorni di passione.
Non pago, il funambolico Clemente ci prova anche con Walter. E’il giorno successivo, e l’aria è molto meno densa, meno appiccicosa ed asfissiante. Veltroni, certo, non può vantare supporters del numero e del calore di Berlusconi. Mastella, certo, non manca dal sottolinearlo, imbarazzando quasi il candidato leader delPpartito Democratico. Ma tant’è. La giornata, comunque, si svolgerà serena. Dibattito serio e ponderato, a tratti pesante e ripetitivo. Insomma, politica all’europea, senza i fuochi d’artificio che attirano reporters e fans.
Ma chi è stato anche solo una volta a Telese, dall’amico Mastella, sa che il colpo di scena arriverà presto. E non potevano certo essere i suoi ospiti a riservarlo, a compierlo. No di certo. Ma ci pensa lui, Clemente, che con fare da simpaticone si permette di prendere in braccio il malcapitato Roberto Benigni, invitato a Telese per tenere una delle sue lecturae Dantis. Da questo episodio, ti accorgi di cosa sia divenuto questo fenomeno, questo evento, questa manifestazione politica che è Mastella. Tutto, furochè formale. Tutto, fuorché luogo comune. Tutto, fuorché semplice e sobrio. Riesce anche a stravolgere quella che è un’immagine, un’icona classica dell’immaginario politico dell’Italia moderna. Chi non conosce quella foto, con Benigni che tiene in braccio il più amato e popolare dei segretari comunisti degli ultimi 30 anni, Enrico Berlinguer? Ora Mastella l’ha rievocata, l’ha trasformata e consegnata ai posteri mutata di significato. All’epoca Benigni sancì il connubio tra la sua comicità ed i valori di riferimento di un Pci, cambiato e morituro. Oggi, Clemente dissacra quel segnale, infarcendolo di polemiche, transumanze politiche, Grande Centro, Grande Coalizione e quant’altro. Forse il suo intento era più modesto. Forse, si direbbe, non l’ha fatto apposta. Ma dobbiamo accontentarci. Mastella, oggi, è il prototipo di politico all’italiana. Intelligente e tattico, barzellettiere e tifoso, ballerino ed incoerente. Ma soprattutto, egocentrico. Ed amante, tutti i settembre, della sagra paesana della politica, in quel di Telese.
G.I.V.
di Andrea Moramarco
Viviamo nella società dell'informazione, dei mass media, in cui tutti noi siamo continuamente tartassati da notizie che provengono da mezzi più disparati: quotidiani, tv, radio, internet, telefonini e così via. Questi stessi mezzi ci offrono poi le più svariate possibilità di intrattenimento edi approfondimento. Ma in questa gamma di opportunità così variegata ed eterogenea, che continua a crescere e a svilupparsi, dobbiamo riconoscere che ancora oggi il ruolo principale spetta alla televisione, che rappresenta il cardine di questo tipo di società. E' doveroso quindi dedicare una profonda attenzione alla riforma del sistema televesivo e in particolare al futuro del servizio pubblico. A tal proposito il convegno da noi organizzato ci offre un importante spunto di riflessione, considerando il calibro degli ospiti e laloro posizione all'interno del mondo della telecomunicazione: G. Ghidini (direttore osservatorio di proprietà intellettuale, concorrenza e comunicazioni Luiss), T. Camiglieri (direttore comunicazione e relazioni esterne Sky), G. Leone (vice direttore generale Rai), G.Nieri (membro cda Mediaset), A. Caprarica (direttore gr Rai), e P. Gentiloni (Ministro delle Comunicazioni).
Il punto di partenza dal quale bisogna partire per riqualificare il Servizio Pubblico è sicuramente l'autonomia e l'efficenza degli assetti societari. In altre parole bisogna porre fine alla dipendenza della dirigenza della Rai dal sistema politico,o meglio, dal sistema partitico. Per lungo tempo questo legame, e questa modalità di gestione del servizio pubblico non hanno suscitato problemi. La situazione è cambiata con l'introduzione del bipolarismo. Questo, infatti, nella sua forma tipicamente italiana del multipartitsmo e con la logica dell'alternanza ha portato di fatto ad una impossibilità nella direzione dell'azienda ( 12 d.g. in 14 anni!), con la conseguente impossibilità di porre in essere progetti a lungo termine e quindi di dirigerla efficientemente. Dunque prima di pensare ai modi con cui risolvere i vari problemi del servizio pubblico, bisognerebbe cercare di assicurare una Governance di lunga durata svincolata da quelle logiche di partito e di poltrone che hanno fatto diventare la Rai negli ultimi anni una tv governativa, e non statale. Basti pensare alla scomparsa televisiva durante il governo Berlusconi di Biagi, Santoro e Luttazzi, che di certo non si sarebbe verificata se ci fosse stata una amministrazione della società più libera e autonoma. A tal proposito sembra che il ddl Gentiloni preveda il superamento di questa situazione di stallo decisionale attraverso la creazione di una apposita Fondazione che avà il compito di nominare un cda e di garantirgli stabilità e indipendenza.
Paolo GENTILONI
Ministro delle Comunicazioni

Giovedì 31 maggio 2007
Sala Colonne ore 15, Luiss "Guido Carli" - viale Pola 12
di Marco Cappa
Si gioisce con forza per il grande successo elettorale conseguito alla Luiss dalla Lista rappresentante le forze di centro-sinistra per le elezioni al CNSU, “UdU – Liste di Sinistra – Liste Democratiche e Ecologisti”. Il progetto della lista si è fondato sulla condivisione dell’idea di Università che interpreta il suo ruolo nella società attraverso le pari opportunità di accesso e di successo. Un totale di circa 500 voti, nell'Ateneo di Confindustria che rappresentano un risultato storico per un ambiente da sempre patria delle forze universitarie e non solo di centro-destra. Un segno di chiaro e netto cambiamento volto a ridefinire gli assetti socio-politico culturali di questa Università.
Da oggi tutti sappiamo che anche alla Luiss le forze politiche tutte sono rappresentate equamente. Luiss Democratica, a differenza di altri, mira a porsi quale obiettivo principe la cultura e quanto ad essa possa ricollegarsi. A tal proposito si segnala che il 31 Maggio alle ore 15 in Sala Colonne il Ministro Gentiloni, Antonio Caprarica e rappresentanti dei maggiori network televisivi parteciperanno ad un convegno organizzato da Luiss Democratica dal titolo: RIFORMA DEL SISTEMA RADIOTELEVISIVO E FUTURO DEL SERVIZIO PUBBLICO. Un appuntamento chiave per discutere le tematiche più che mai attuali della riforma della RAI e per ritrovarci insieme e progettare per il domani una LUISS più democratica che mai... E oggi è già domani!
Vi aspettiamo
471 voti
Seconda lista in tutta la Luiss
Una grande forza Democratica.
ORA C'E'
Luiss Democratica ringrazia tutti gli elettori dell'Udu per il CNSU 2007
Ciò che è accaduto alle elezioni del CNSU alla Luiss è riassunto abilmente con un breve e conciso aneddoto. Spoglio finale, Sala delle Colonne. Si avvicina un giovane, rappresentante di una lista di centro-destra: “Ragazzi – ci dice con placidità e pacatezza quasi ingenue – io sono di sinistra. Se avete contribuito anche voi al risultato eclatante di Udu, sappiate che avete scritto una pagina importante per tanti di questa università”. In pochi, infatti, avrebbero scommesso su quelle 471 preferenze per una lista di centro-sinistra. Almeno non alla Luiss, rinomata e risaputa roccaforte delle destre più diversificate: dai giovani Udc di Unicentro ad Azione Universitaria, passando per i giovani di Forza Italia e quelli di Comunione e Liberazione. Non pochi, durante lo spoglio dei voti, tra l’altro, si sono lasciati trasportare dell’eccessiva emozione della delusione, apostrofando chiunque si trovasse a tiro con espressioni di vario tipo e genere, più o meno così esemplificabili: “Ma alla Luiss c’è anche il centrosinistra?!!!!”. Ebbene a tutti questi signori vogliamo solo dire che, almeno per questa tornata elettorale, hanno fatto davvero i conti senza l’oste. Senza l’opportuna ragionevolezza, l’adeguata oculatezza di chi in politica non lascia alcun dettaglio al caso. Fino ad oggi, fino al 17 maggio 2007, essere di area democratica e riformista forse era motivo di mancata aggregazione. I militanti o i semplici simpatizzanti accantonavano le loro formazioni politiche, lasciandole agli ingressi di viale Pola, via Parenzo o via Iser. Non le portavano con sé. Fino ad oggi il centro-sinisra si è forse nascosto,o semplicemente ha avuto timore di venire allo scoperto. Ma da oggi, sicuramente, se i signori delle destre vorranno tornare ad indossare le sontuose e luccicanti vesti del protagonismo istituzionale, sappiano conquistarsi le preferenze nel campo dell’agone politico. Sul piano della equa competizione democratica. Aperta e plurale. Non basterà più contarsi i voti grazie ad orientamenti vaghi ed indistinti; oppure in base a sole logiche di partito. Da domani si conteranno le preferenze lavorando sul serio, con una effettiva campagna elettorale , basata su veri sistemi valoriali politici di riferimento. Non basterà, da ora in poi, essere di centro-destra.
Un pensiero gradito va a quanti hanno preferito la lista di centro-sinistra. Ma soprattutto a quanti hanno lavorato per fugare quella densa nuvola plumbea che celava e velava le coscienze politiche di tanti. Di troppi. Ora, però, da questo risultato è necessario ripartire. Per rilanciare una linea comune. Per intavolare un progetto serio e responsabile, condiviso e convincente. Un progetto che venga a noi come è venuto questo fantastico conseguimento elettorale: con il puro potere delle idee. Senza strutture ed organizzazioni astruse alle spalle. Senza cordate ufficiali o accordi da retrobottega. Ci siamo contati e siamo in tanti. Ci siamo. E da domani tutti sapremo, e tutti sapranno, che alla Luiss, finalmente, c’è una grande, accogliente casa di democrazia. La grande casa dei democratici.
iverse liste territoriali ed organizzazioni politiche nazionali, si presenta alle elezioni per il rinnovo del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari del 16 e 17 maggio prossimi con un sintetico e lineare programma da cui ripartire per costruire un’Università diversa.
Il progetto della lista “Udu – Liste di Sinistra – Liste Democratiche” si fonda sulla condivisione di queste linee programmatiche e sull’idea di Università che interpreta il suo ruolo nella società attraverso le pari opportunità di accesso e di successo. L'obiettivo, ambizioso e ineludibile, è quello di un’Università Libera, Democratica, Efficiente, Meritocratica, Innovativa e costruttiva di una rinnovata, cosciente e consapevole Cittadinanza del futuro.

Per questi motivi, Luiss Democratica supporta la lista "UDU - Liste di Sinistra - Liste Democratiche" per il rinnovo del CNSU. Invitiamo, dunque, tutti i sostenitori democratici della Luiss "Guido Carli" a barrare il simbolo della lista (vedi foto) ed esprimere la preferenza personale per MARIAGRAZIA TARSITANO, ospite della nostra università in più occasioni.
Buon voto a tutti.
Maria Grazia Tarsitano è nata il 28 ottobre
Ha conseguito la maturità presso il liceo classico statale “P. Candela” di San Marco Argentano.
Dal 2002 è iscritta alla Facoltà di Medicina e Chirurgia all’ Università “Sapienza” di Roma.
Nel maggio 2005 viene eletta Consigliera di Facoltà e nel 2006 rappresentante degli studenti nel suo CCL. La sua attività politica-universitaria ha avuto inizio e prosegue ancora oggi con la lista nella quale è stata eletta ( Sapienza in Movimento ). Nel corso di questa sua esperienza diverse sono le sue iniziative a sostegno e a favore degli studenti ( dalla didattica al diritto allo studio ).
Oggi è candidata per la circoscrizione centro al Consiglio Nazionale Studenti Universitari per proseguire il suo impegno a favore degli studenti.
Luiss Democratica, insieme a d
iverse liste territoriali ed organizzazioni politiche nazionali, si presenta alle elezioni per il rinnovo del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari del 16 e 17 maggio prossimi con un sintetico e lineare programma da cui ripartire per costruire un’Università diversa.
Il progetto della lista “Udu – Liste di Sinistra – Liste Democratiche” si fonda sulla condivisione di queste linee programmatiche e sull’idea di Università che interpreta il suo ruolo nella società attraverso le pari opportunità di accesso e di successo. L'obiettivo, ambizioso e ineludibile, è quello di un’Università Libera, Democratica, Efficiente, Meritocratica, Innovativa e costruttiva di una rinnovata, cosciente e consapevole Cittadinanza del futuro.
Per questi motivi, Luiss Democratica supporta la lista "UDU - Liste di Sinistra - Liste Democratiche" per il rinnovo del CNSU. Invitiamo, dunque, tutti i sostenitori democratici della Luiss "Guido Carli" a barrare il simbolo della lista (vedi foto) ed esprimere la preferenza personale per MARIAGRAZIA TARSITANO, ospite della nostra università in più occasioni.
Buon voto a tutti.
I GIORNI DELLA FLESSIBILITÀ
COME AFFRONTARE
Le domande degli Studenti – Le risposte dei Protagonisti
Parte dai giovani universitari della Luiss il primo workshop intergenerazionale che l’8 e il 9 maggio prossimi, presso la sede di Giurisprudenza (Aula Nocco - Via Parenzo,11) vedrà un confronto aperto tra gli studenti e i protagonisti della politica e dell’economia italiana.
Un’occasione unica, con un format innovativo, in cui saranno i giovani a rivolgere, direttamente alla classe dirigente del Paese, quelle scomode ma importanti domande che non trovano risposta nel dibattito nazionale.
Martedì 8 Maggio, alle ore 16.30, introduce i lavori della Prima Sessione: Luca di Montezemolo, Presidente Luiss. A seguire 
Mercoledì 9 Maggio, alle ore 11.00, apre
Alle ore
di Gennaro Ilias Vigliotti
E'calato il sipario sulle elezioni presidenziali in Francia. Al quartier generale di Sarkozy la festa era piena, sentita. Il 53% dei tanti elettori francesi che hanno aprtecipato alla tornata ha scelto lui. Il candidato della destra neo-gollista. Il campione dei nuovi conservatori della Quinta Repubblica dell'Eliseo. E' d'uopo un primo chiarimento: fughi immediatamente tutti i dubbi colui il quale reputa assodata la line di continuità tra Chirac ed il nuovo eletto. Tutt'altro. La Francia che esce dal voto del 6 maggio 2007 è una nazione che si lascia inelluttabilmente ed inevitabilmente il pluridecennale duopolio Mitternd - Chirac alle spalle. L'ultimo mandato del "Presidentissimo", come molti lo indicavano affettuosamente, è stato segnato, infatti, dal nutrito scemare della fiducia un tempo incondizionatamente riposta dai francesi nella classe politica tradizionale. Ed è proprio da questo afflato di discontinuità e di rottura che il successo di Sarkozy è partito. Di questo malcontento si è nutrito. Vedremo, a breve, gli sviluppi dello scenario.
Terminati i congressi di DS e Margherita, è tempo di fare mente locale sulla situazione politica italiana attuale e soprattutto sugli scenari futuri che si aprono dopo la creazione di questo nuovo soggetto politico.